Gli artisti

merda

La Merda – Primo Studio

giovedì 16 giugno 2011
ore 22:30 - Nuovo Cinema Teatro Italia

Premio della Giuria dei Giornalisti / Giovani Realtà del Teatro 2010

Premio del Pubblico / Giovani Realtà del Teatro 2010

Secondo Premio Dodicidonne ATCL Lazio 2010

 


di CRISTIAN CERESOLI (editing di SILVIA GALLERANO)
con SILVIA GALLERANO
direzione organizzativa MARTA CERESOLI

regia CRISTIAN CERESOLI con la collab. di SILVIA GALLERANO

 

una produzione di CRISTIAN & MARTA CERESOLI con POP 451
dedicata ai 150 ANNI DELL’UNITÀ D’ITALIA

 

Non aver paura (…) che sono abbastanza puzzolente anch’io

per essere capace di non sentirmi legato a tutta questa merda.

(Pier Paolo Pasolini)

 

Codardi, prezzolati, prostituti: sempre pronti a inginocchiarvi

davanti a tutte le tirannidi.

(Giuseppe Garibaldi)

 

Diamo la linea alla pubblicità, a tra poco.

(Maria De Filippi)

 

 

UNA VOCE UN CORPO: SI DEVE RIDERE
Quattro piccoli fari puntati al centro, stretti, glaciali, in perfetto stile spot pubblicitario. L’interprete, nuda, appare di schianto. Ora, tenendo il microfono tra le mani, dà sfogo al proprio flusso interiore nelle sue (inumane) escursioni vocali. Si vede la voce di una femmina che insegue il suo successo con seriosa ferocia da belva, e lucida determinazione assassina. Si deve ridere.

 

Ne La Merda questa maschera (tragicomica) vive su di una scrittura originale ispirata allo stream of consciousness (da Joyce a Céline) in cui si scatena la bulimica e rivoltante confidenza pubblica di una “giovane” donna “brutta” che tenta, con ostinazione, resistenza e coraggio, di aprirsi un varco nella società dello spettacolo. Un mondo meraviglioso dove a tutti è data la possibilità di finire in copertina, o in diretta. Un mondo del quale, questa giovane donna, brutta, vuol fare parte ad ogni costo.

 

O vittoria. Vittoria. Vittoria. Una invettiva carica di violentissima ironia che tocca il fondo di uno squallore, a noi contemporaneo, di una società delle cosce e delle libertà a cui ci sentiamo di appartenere. E non ci sentiamo tanto bene. Il tutto arriva al pubblico immediatamente, nell’estrema semplicità formale di una regia ridotta all’osso. O al solo corpo dell’attrice. La Merda è, di fatto, confezionata in un impianto estetico dove la donna che dà voce al proprio flusso di coscienza finisce per trascinarci in uno spettacolo popolare che è al tempo stesso un’opera d’arte (contemporanea) sulla
condizione della bellezza.

 

Una scrittura che nasce così dalla carne e alla carne ritorna. Pur dentro a una rigidissima confezione estetica. Flash. Flash. Applausi obbligatori.

 

Guarda: La Merda – Prima Lettura