DEVENDRA BANHART
DEVENDRA BANHART
DOMENICA 20 GIUGNO ore 22 - Piazza Lusvardi
Strampalato personaggio che sembra uscito da un film dei fratelli Coen, circondato da un alone leggendario a cominciare dal nome, con un passato da busker tra Texas e Venezuela, Devendra Banhart si fa conoscere come il guru della scena pre-war folk americana, per poi virare verso variopinte acidità hippie. Storia di una prodigiosa ascesa iniziata sotto l'egida di Michael Gira degli Swans e proseguita con il successo mondiale, sull'onda di un songwriting tanto tradizionale quanto eccentrico, di cui il folk è solo il punto di partenza.
Devendra Banhart si è imposto sulla scena musicale nel 2002, catturando velocemente l’attenzione di un gran numero di fan e della stampa musicale internazionale. Il suo nuovo lavoro intitolato "What Will We Be", primo album su etichetta Warner Bros. Records è stato registrato in una sonnolenta città della California del nord durante la primavera del 2009 e co-prodotto da Paul Butler (Band Of Bees).
La line-up di base vede Devendra alla voce e chitarra accompagnato da Noah Georgenson (Little Joy, Bert Jansch, Joanna Newsom e produttore degli ultimi due album di Devendra) alla chitarra e cori, Greg Rogove (Priestbird) alla batteria, Luckey Remington (The Pleased) al basso e voce e Rodrigo Amarante (Los Hermanos, Little Joy) alla chitarra e cori. Tutti i musicisti coinvolti hanno preso parte all’arrangiamento dei brani di "What Will We Be".
Questo nuovo album esprime una freschezza e una radiosità inedite ed è dominato da brani potentemente melodici e mid-tempo suonati con rilassata maestria. Altra caratteristica è una certa ambizione stilistica dimostrata dall’inserimento di ballate evanescenti come “Meet me at the lookout point”, o da brani decisamente più rock come “Rats” o dal vivace groove R&B di “Baby” o, ancora, dalla sensuale e latineggiante “Brindo” o da “16th & Valencia” ispirata ai Roxy Music.
"What Will We Be" è il secondo album che Devendra registra con lo stesso gruppo di musicisti e l’affiatamento risulta evidente nel suono confortevole, familiare e naturale. Un lavoro schietto, ispirato e originale in cui gli arrangiamenti vocali sono notevolmente più intricati di quelli degli album precedenti, pur rimanendo cristallini e armoniosamente ricchi.
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